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11 febbraio: giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza

Sfatare i miti, sconfiggere i pregiudizi, superare gli stereotipi, accelerare il progresso promuovendo iniziative per favorire la piena parità di genere nelle scienze. È questo  l’obiettivo della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. L’evento, istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 2015 e patrocinato dall’UNESCO, si celebra ogni anno l’11 febbraio.

Le donne scienziate sono una minoranza: aumentare la percentuale di studentesse nelle materie STEM (per Science, Technology, Engineering, Mathematics) è il primo passo per cercare di avere un maggior numero di scienziate che, a loro volta, possano fornire dei modelli di ruolo per convincere altre ragazze ad intraprendere gli studi scientifici. 

Studi recenti mostrano che il 65% dei bambini che entrano oggi nella scuola primaria avrà lavori nella scienza e nella tecnologia che non esistono ancora. Le ragazze sono significativamente sottorappresentate nelle materie STEM in molti ambienti e sembrano perdere interesse per le materie STEM man mano che raggiungono l’adolescenza. Sfatare i miti secondo cui alle ragazze non piacciono le scienze e altri stereotipi di genere, insieme agli investimenti nella formazione degli insegnanti, la tecnologia sensibile al genere e l’innovazione può invertire questa tendenza.

Meno del 30% dei ricercatori scientifici e tecnologici sono donne

Attualmente, spiega l‘Unesco in un rapporto del 2018 che il 72% degli scienziati del mondo è uomo (64% in Italia). La percentuale arriva al 97% nell’informatica. In tutto il mondo, soltanto il 28% di ricercatori è di sesso femminile. Nel biennio 2014-2016, soltanto il 30% delle studentesse universitarie ha scelto materie Stem, ossia scientifiche (dati Unesco).


Si tratta soprattutto di stereotipi e pregiudizi molto radicati e diffusi, duri a morire, secondo cui le donne sarebbero meno portate per la scienza rispetto agli uomini. Nulla di più falso: quando le donne scelgono di studiare discipline scientifiche, infatti, ottengono in media risultati più alti rispetto ai coetanei maschi. Purtroppo le pressioni sociali, assieme alle scarse prospettive di carriera, portano molte donne a scartare a priori le materie scientifiche; con un numero troppo esiguo di donne nei ruoli decisionali e posti di lavoro STEM a più alta retribuzione, il divario di genere nello STEM ha profonde implicazioni per il futuro dell’economia globale. Il miglioramento delle politiche di assunzione, mantenimento e promozione, così come l’apprendimento continuo e l’aggiornamento professionale delle donne possono contribuire a colmare questo divario.

 

 

Consulta l’infografica interattiva con i dati Unesco sulle donne nella scienza, aggiornati per l’Italia

 


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