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A un anno dall’inizio della pandemia i giovani italiani sono preoccupati per le prospettive lavorative e finanziarie, mentre cresce l’attivismo della GenZ, che porta con sé una nuova sensibilità sulle discriminazioni legate al genere, all’etnia e all’orientamento sessuale e attenzione alla sostenibilità.

È questo il quadro che emerge dalla Millennial Survey 2021 di Deloitte, lo studio sul “sentiment” di Millennial e GenZ (nati tra il 1995 e il 2003) in Italia e nel mondo. In questa edizione è stato condotto un sondaggio su oltre 23.000 intervistati in tutto il mondo (800 in Italia) per rilevare la loro opinione su temi chiave come il lavoro, la società e la loro visione del mondo in generale. 

“Ogni anno ciò che emerge dalla Millennial Survey ci serve per sintonizzarci con la parte più giovane del Paese e per capire in che direzione andrà il mondo: emerge una certa sfiducia nei confronti delle imprese e della loro capacità di fare la differenza su questi temi: è un monito di cui tutto il mondo del business deve tenere conto” afferma Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Italia. “Soprattutto ora che con il Pnrr abbiamo davvero l’opportunità di conciliare il bisogno di ritorno alla crescita con la possibilità di rendere più sostenibile la nostra economia”.

 

 

Le priorità e le preoccupazioni delle giovani generazioni

Uscendo da uno degli anni più difficili anni della loro vita, i giovani risultano più scontenti e pessimisti che mai. Eppure le loro risposte alle domande sulla pandemia, l’uguaglianza, l’ambiente e il ruolo del business suggeriscono un desiderio di attivarsi per migliorare la società e affrontare le questioni che a loro stanno più a cuore.

Sappiamo che le giovani generazioni vogliono lavorare per aziende con uno scopo oltre il profitto – aziende che condividono i loro valori. I leader aziendali dovrebbero aiutare attivamente i millennial e la Gen Z a incanalare la loro determinazione e a concentrare i loro sforzi per creare il futuro che sia più responsabile e più favorevole all’uguaglianza. Come tale, concentrandosi sulla creazione di un impatto positivo nella società e dare ai dipendenti modi per essere coinvolti e dare qualcosa in cambio aiuterà probabilmente ad attrarre e trattenere i talenti.

Il tredici per cento delle donne millennial e il 22 per cento delle donne della Gen Z indicano la discriminazione e la disuguaglianza di opportunità come una delle tre principali preoccupazioni personali. Le donne della Gen Z riscontrano questo disagio con più del doppio delle probabilità di rispetto agli uomini millennial (9%) o uomini della Gen Z (10%).

Non solo. Più del 41% dei millennial e il 46% della dei Gen Z che dicono di sentirsi stressati tutto o quasi del tempo. La pandemia ha creato molta incertezza e stress intorno al futuro dei giovani: circa due terzi di loro sino stressati dalle spospettive di lavoro, di carriera o finanziarie.

Da qui l’importanza di proporre e incontrare delle role model che possano guidare e ispirare i giovani con modelli positivi e ispirare fiducia verso modelli aziendali sostenibili, che guardano al futuro, che parlano alle nuove generazioni.

 


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