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Per la prima volta nella storia, il premio Abel, uno dei riconoscimenti più prestigiosi in ambito scientifico, considerato il Nobel della matematica, è stato assegnato a una donna: Karen Unhlenbeck, professoressa emerita all’Università di Austin, Texas.  Le sue scoperte hanno profondamente cambiato lo scenario della matematica moderna. E la sua è una vittoria importante non solo perché mette in luce le sue abilità professionali, ma anche perché segna un traguardo di genere mai raggiunto prima. Verrà premiata il 21 maggio a Oslo.

Conosciamola meglio attraverso le sue parole e i suoi ricordi, da un’intervista apparsa di recente su Repubblica. «Da bambina non ero un genio dei numeri. Anzi, amavo soprattutto leggere romanzi. Dalla narrativa sono passata ai libri di scienza ed è stato lì che ho deciso di studiare fisica. Era la carriera che volevo». E che è riuscita a crearsi nonostante le difficoltà per una ragazza che negli anni Sessanta, in un ambiente fortemente discriminante per le scienziate come era quello accademico, perseguiva studi di matematica pura.

La neuroscienziata Gina Rippon, autrice del saggio The Gendered Brain, sostiene che le donne siano ancora ingiustamente sottorappresentate nella scienza. È d’accordo? «Non sono sicura che sia necessaria una parità numerica tra uomini e donne. L’importante è che chi vuole diventare un matematico abbia l’opportunità di farlo, indipendentemente dal genere. Sono le opportunità iniziali a dover essere uguali per uomini e donne». 

Il premio che le è stato appena assegnato è un incoraggiamento per le ragazze con la passione per la matematica? «Spero proprio di sì. Guardando indietro a quello che ho fatto mi sento molto fortunata», ha detto, «sono stata l’apripista di una generazione di donne che possono avere veri lavori in campo accademico. Sono consapevole di essere un modello per le donne che studiano matematica e so che quello che bisogna mostrare è quanto si può avere successo nonostante le nostre imperfezioni».

Che consiglio dà alle ragazze? «Di interessarsi alla matematica e di studiarla. Ma soprattutto di porre domande senza vergognarsene. Se vi dicono che una cosa si fa in un certo modo, chiedete sempre: perché? Troppo spesso si insegna senza dare spiegazioni, o si accetta senza mettere in discussione lo status quo.»


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