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Le ragazze che ci sanno fare con le STEM

Tanti stereotipi di genere considerano ancora tecnologia, ingegneria, matematica e scienza settori per soli uomini. Alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, per esempio, le ragazze contano solo per il 24% degli iscritti.

Questo accade anche quando la performance matematica e la media del voto di maturità delle ragazze sono migliori di quelle dei compagni maschi. Così, le ragazze finiscono per scegliere le scienze umanistiche non tanto per propensione e interesse, ma a causa di quello stereotipo culturale che le vede occupate in un certo tipo di studi “più adatto” e che influenza anche le scelte formative di liceo e università. E già in ambito scolastico e accademico, oltre che lavorativo, le materie STEM rimangono a predominanza maschile.

Eppure, complice l’accelerazione innovazione tecnologica, proprio le competenze STEM saranno le più richieste dalle professioni del futuro. Donna Moderna ha avuto l’occasione di parlare con 6 studentesse del NecstLab, il laboratorio del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico che, con i loro racconti, danno un bel messaggio a tutte le ragazze che vogliono avvicinarsi alle discipline STEM.

Ecco come alcune di loro hanno vinto i pregiudizi di genere e sono riuscite a portare avanti i loro interessi:

 

Eleonora D’Arnese

«Il primo passo è stato amare le materie scientifiche. Il secondo scoprire quante sorprese riservano. Ripensando al percorso che mi ha portata fin qua devo dire che non ho mai avuto dubbi: ero certa fin da ragazzina che all’università avrei puntato sulle STEM, visto che ho sempre prediletto la matematica e le scienze alle materie umanistiche. Confesso che per l’esame di Informatica ero tesa, perché avevo un timore reverenziale verso i computer. E invece, sopresa: ho scoperto quanto sia stimolante affrontare problemi sempre nuovi tramite i codici»

Letizia Clementi

«Alla fine del liceo scientifico mi sono trovata di fronte a un bivio: scegliere Lingue o Ingegneria? La seconda mi piaceva di più ma avevo il terrore di non farcela. Poi ho superato l’impasse perché il prof di fisica è riuscito a trasmettermi grande fiducia. Oggi sono contenta di riuscire a occuparmi di tutto quello che mi piace: ho capito che l’informatica racchiude molti aspetti del pensiero logico e linguistico che mi ha sempre affascinato e che un interesse per le tematiche sociali può essere la base da cui partire per un lavoro di analisi sui dati»

Lara Cavinato

«Mi occupo di ricerca biomedica per onorare una promessa che ho fatto a me stessa da bambina. Finito il liceo classico ho superato, in modo brillante, il test per l’ingresso alla facoltà di Medicina. Poi, però, ho sterzato verso la ricerca e mi sono iscritta al Politecnico. Ricordo ancora il giorno in cui sono tornata in classe dopo l’esame in Ingegneria: la prof di matematica mi ha abbracciata. È stata una scommessa su me stessa per non venir meno alla promessa fatta»


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