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Mondiali di calcio femminile: più di un gioco

Record di ascolti per le Azzurre: oltre 3 milioni e mezzo di telespettatori per il match con l’Australia. Storico primato in Italia per una partita di calcio femminile e, insieme allo stadio riempito è segno dei tempi che stanno finalmente cambiando: il calcio non è più ormai un mondo solo di uomini. Questo interesse mediatico è senza dubbio testimonianza della vera rivoluzione che sta vivendo il movimento del calcio femminile italiano: oggi si contano 23.903 tesserate, gli arbitri donne sono 1.595.

 

Professione calciatrice: i nuovi modelli a cui ispirarsi

Dai numeri sul mondo del pallone femminile presenti nell’ottava edizione del Report del calcio in Italia, realizzato dal Centro Studi della Federazione Italiana Giuoco Calcio in collaborazione con Arel e PwC, pare avere proprio ragione Sara Gama, capitana della Nazionale attualmente impegnata nel Mondiale in Francia, quando afferma: “Noi siamo la generazione della svolta e stiamo portando oggi il calcio femminile nella casa di tutti quanti. Soprattutto i genitori cambiano la prospettiva, portano le bambine a giocare”. E continua: “Noi stiamo diventando i modelli che non abbiamo avuto. Noi li stiamo creando adesso. E piano piano ci siamo resi conto che già ispiriamo la gente. Perché ci rendiamo conto delle bambine che corrono da noi e dei tifosi che seguono il calcio femminile”.

 

 

Le nuove generazioni

Perché le nuove generazioni non fanno distinzioni e le ragazze fra gli 11 e i 12 anni vantano la maggior percentuale fra le 23.903 tesserate, sono 2.664. Quelle del calcio a 11 sono 7.796, del calcio a cinque 4.504, dell’attività mista 1.966, del settore giovanile scolastico 9.637. I club in tutto sono 45, quelli di serie A sono 12. 

Inoltre la maggiore concentrazione degli arbitri donne si ritrova nella fascia d’età tra i 15-19 anni con 601 fischietti, dopodiché la curva delle tesserate AIA scende con il crescere dell’età: 361 tra i 20-24 anni, 248 tra 25-29 anni, 152 tra i 30-34 anni, 106 tra i 35-39 anni, 91 tra i 40-44 anni, 36 oltre i 44 anni.

Un movimento in crescita, sì, ma che nel nostro Paese ha ancora numeri ben lontani quelli delle altre nazioni europee. Servono investimenti affinché si possa consolidare un vero cambiamento culturale. Servono dirigenti preparati e consci che il calcio femminile è un’opportunità. Un’indagine Uefa citata da Carolina Morace – vera pioniera del calcio femminile in Italia, premiata miglior calciatrice al mondo nel ’95 e nel ’99 è diventata la prima allenatrice donna di una squadra di calcio maschile professionistica – rivela un dato esemplificativo ricco di significato, ossia che la distanza media che una bambina in Italia deve percorrere per spostarsi dal luogo di residenza a un campo da calcio dove potersi allenare è tra i venti e i quaranta chilometri. In Germania la distanza è dimezzata. Non è un caso che le tesserate tedesche siano dieci volte di più rispetto a quelle italiane.

Ma la necessità di maggiori investimenti e visibilità non è solo sentita nel nostro Paese: la due volte campionessa del Mondo con gli Statu Uniti Mia Hamm ha chiesto alla FIFA di trovare nuove risorse per il calcio femminile: “Abbiamo la possibilità di cambiare la vita di tante ragazze. Io sono un esempio vivente di ciò che il calcio può fare. Il calcio è più di un semplice gioco“.

 

 


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