NEWS

Un calcio ai pregiudizi: “sogno il giorno in cui diremo solo calcio senza declinare il genere”. Conosciamo Sara Gama, 30 anni, difensore, capitana della Juve e della nazionale, due scudetti e una Coppa Italia con la Juve e un Mondiale davanti.

La calciatrice racconta la sua storia in una bella intervista al quotidiano La Stampa, firmata da Giulia Zonca. Ecco le sue parole. «Non esistevamo con il calcio femminile e adesso la nazionale va ai Mondiali: facciamo sul serio». L’Italia a che punto è? «Sulla via giusta. Oggi ci alleniamo da professioniste». Senza ancora esserlo. «Esiste una delibera in Federazione che ci permetterebbe di esserlo, per applicarla bisogna preparare il terreno. Siamo come una start-up, servono supporti. Ai Mondiali i premi sono aumentati, erano 15 milioni e  ora sono 30, raddoppiare non è male. Se poi metti vicino agli oltre 400 dei maschi capisci che la differenza è gigantesca e va ridotta. Succederà, gli sponsor si interessano, hanno capito che siamo aria fresca».

 

 

L’allenatrice dell’Italia, Bertolini, ha detto «le donne salveranno il calcio». «Me lo auguro. Non abbiamo i superpoteri, ma la differenza porta crescita. Un giorno parleremo di calcio e basta, senza declinare il genere. Fino ad allora gli uomini però saranno un sostegno». Il calcio femminile, espandendosi, è destinato a importare anche quel che di tossico caratterizza il calcio maschile? «Riusciamo a schermare. Resta il fatto che se la nostra società è intollerante e istiga all’odio questo atteggiamento si riversa anche negli stadi».  Avere una capitana multietnica della nazionale aiuta? «Sì, perché mostri la faccia di una società globalizzata. Siamo mescolati e gli incroci ci migliorano, più lo vedi e più ti ci abitui. La mia famiglia è metà istriana, ho sangue misto: croato, congolese e il risultato è che sono italianissima».

 

Il calcio è maschilista? «Lo è: era un feudo, è normale. Abbiamo le quota di genere ma per iniziare devi dare delle opportunità. Anche se non è solo l’innesto di donne che può rendere l’ambiente meno maschilista». Pensa a un cambio di mentalità? «Certo. Oggi alla Juve ci alleniamo fianco a fianco con gli under 23, loro si abituano, crescono con noi e ci danno per scontate». L’Italia ai Mondiali può passare il girone? «Si può fare, la squadra ha tanta qualità, è cresciuta a livello fisico. Il bello è che ora spesso riusciamo a imporre il nostro gioco. Non si va a fare le comparse». Ha una barbie a sua immagine, fiera o destabilizzata? «Non mi pareva di avere affinità con le bambole, poi ho capito. C’era una volta la donna barbie e se trasformi lo stereotipo il concetto è forte. La bambola dice tu puoi fare quello che vuoi» Ha 30 anni, pensa al dopo calcio? «Vorrei fare politica sportiva, la dirigente: manca leadership al femminile».

 

PARTNER ENI Intesa SanPaolo SNAM
CON IL PATROCINIO DEL Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
POWERED BY Realtime
SUSTAINER JWT Hill Knowlton Strategies Corriere della Sera
CONTRIBUTOR
CERCA NEL SITO CERCA